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Ho ricevuto una querela come mi muovo? Negli ultimi tempi “ti querelo” è divenuto un termine fin troppo frequente. A livello querelare viene considerato come una procedura posta in essere per far valere i propri diritti di fronte ad un’autorità giudiziaria, spesso scordandosi che la querela mette in moto una reale procedura penale.

Il motivo della frequenza della querela è da ritrovarsi in una triplice ragione. In primis rispetto alla competenza di carattere penale del giudice di pace (d.lgs. 274/00) che ha concesso a tutti la possibilità di difendere i propri diritti in ambito penale.

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Poi, bisogna evidenziare come vi sia una ridotta capacità di trovare delle soluzioni bonarie e autonome a circostanze di rilievo penale.

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Il terzo motivo può evidenziarsi nel continuo aumento della popolazione che ha portato ad una riduzione degli spazi vitali dell uomo, con l’inevitabile manifestazione di conflittualità e attacchi a interessi giuridici di rilievo penale.

Ma come bisogna agire quando si subisce una querela? In effetti la prima cosa con cui si viene comunicata una procedura penale nei propri confronti è la chiamata da parte dei carabinieri (o della polizia, della guardia di finanza o altro organo di polizia giudiziaria) per presentarsi per l’identificazione ed eleggere domicilio.

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Vuol dire che qualche persona vi ha citato di fronte al giudice per un fatto di rilievo penale, e ha chiesto la vostra condanna.

In siffatta circostanza, senza nessun allarme, bisogna subito mettersi in contatto con un legale penalista di vostra fiducia, pure se non è necessario che lo stesso sia presente di fronte all autorità di polizia giudiziaria.

Appena davanti ai carabinieri (o altra autorità) si verificherà questo: 1) i carabinieri provvederanno alla vostra identificazione, chiedendovi le vostre generalità (è opportuno munirvi di documento di riconoscimento valido); vengono incluse all’interno delle “generalità” pure le notizie riguardanti possibili procedure penali in corso nei vostri riguardi, le cariche pubbliche che eventualmente rivestite, il vostro lavoro e il vostro numero di telefono.

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È utile sapere che è obbligatorio dare le vostre generalità e non dire bugie, altrimenti si incorre nel reato di cui all art. 495 c.p., e si è puniti con l’arresto da 1 a 6 anni. 2) vi sarà richiesto l’elezione di un domicilio, il che vuol dire decidere il posto in cui il luogo si vuole che arrivino le notizie e le notifiche connesse alla procedura in corso; se non vi sono specifiche necessità di riservatezza (es.: non voglio che la mia famiglia sappia di questa procedura) c’è bisogno dell’elezione di un domicilio presso la propria casa.

Diversamente si può decidere di eleggere domicilio presso lo studio del legale che vi difende.

vi sarà richiesta la nomina di un avvocato di fiducia, di cui è bisogna possedere il nominativo e il contatto telefonico. In mancanza di ciò si provvederà a nominare subito un avvocato d ufficio che – ricordate bene – dovrà comunque essere pagato da voi, a meno che non vi sia una situazione reddituale che ammette il patrocinio a spese dello stato. 4) vi verrà data copia del documento inerente i suddetti punti.

Fate attenzione: tenete sempre presente che ricordate quando viene effettuata la vostra identificazione (cosa differente dall interrogatorio) non siete obbligato a dare risposte alle domande che ineriscono le vicende per cui vi è stata fatta querela e non siete obbligati a dare spiegazioni in merito, anzi vi suggeriamo di evitare tutto ciò.

Le vostre spiegazioni, difatti, date senza il vostro avvocato difensore, senza le garanzie previste per l interrogatorio e senza una corretta acquisizione delle prove fino a quell’istante ottenute contro di voi, sarebbero documentate come “dichiarazioni spontanee”: un boomerang processuale di cui potreste successivamente pentirvi! Date quindi risposta alle domande riguardanti i punti 1), 2) e 3) sopra menzionati e opponetevi educatamente, ma con decisione, alla vostra difesa in assenza di un avvocato di fiducia.

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Va detto poi che i carabinieri non sono obbligati a fornirvi alcun notizia riguardante le generalità o le motivazioni del soggetto che vi ha querelato: l identificazione, difatti, è una procedura riguardante lo stadio delle c.d. “indagini preliminari”.

È un’azione processuale caratterizzata dal segreto istruttorio, che terminerà del tutto soltanto con la notificazione della comunicazione di chiusura delle indagini preliminari (art. 415-bis c.p.p.).

Prima che avvenga ciò potete affidarvi ad un legale di fiducia per spiegargli la vicenda in cui siete stati coinvolti.

Poi è necessario sapere che non c’è alcun motivo di allarmarsi: la procedura dell’identificazione è una prima azione utile di altri interventi che verranno fatti in seguito che potrebbero ottenere nessun risultato.

Separazione e divorzio: che differenza c’è tra separazione e divorzio?

Con la separazione legale i consorti non metto fine al matrimonio, ma decidono di sospenderne gli effetti mentre attendono una conciliazione o una procedura di divorzio.

La separazione può essere legale (consensuale o giudiziaria) o solo "di fatto", questo relativamente all allontanamento di uno dei consorti per decisione unilaterale, o per intesa, ma senza che intervenga l’autorità giudiziaria.

La separazione legale (consensuale o giudiziaria) costituisce una delle circostanze (la maggiore) per poter arrivare al divorzio.

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Con il divorzio (inserito e regolamentato con la legge 1.12.1970 n. 898) viene mentre applicato l’annullamento del vincolo matrimoniale o la fine degli effetti civili (se è stato celebrato matrimonio con rito religioso, cattolico o di altra religione riconosciuta dallo stato italiano).

Col divorzio cessano completamente gli effetti matrimoniali, sia a livello personale (uso del cognome del marito, presunzione di concepimento, e così via), sia a livello patrimoniale.

La fine del matrimonio determina delle conseguenze da quando si pronuncia la sentenza di divorzio, senza che la stessa porti alla fine delle relazioni instaurate in virtù dell’unione matrimoniale.

Soltanto dopo il divorzio il consorte può risposarsi. Che differenza c’è tra separazione consensuale e separazione giudiziaria? Nella prima esiste un’intesa tra i consorti in merito alle condizioni (sia personali che patrimoniali) della medesima separazione.

Il giudice esamina tale intesa (ovvero si assicura che vengano tutelati i diritti di ogni consorte e dei figli se ci sono) attraverso provvedimento.

Si decide, mentre, per la separazione giudiziaria quando i coniugi non trovano un accordo. In siffatta circostanza la separazione viene emessa con una pronuncia del giudice, che prescrive le disposizioni in merito.

Il diritto di richiedere la separazione (consensuale o giudiziaria) competa a entrambi i consorti, pure in assenza di intesa dell altro consorte. Il procedimento si apre effettuando ricorso davanti al giudice di competenza.

Quando ricorre la separazione con addebito? Nella sentenza di separazione, laddove vi sia la presenza di particolari condizioni e se chiesto da uno dei coniugi, l’autorità giudiziaria può decidere a che dei due consorti addebitare la separazione.

L addebito possiede rilievo fondamentale per quel che concerne il diritto ereditario (art. 548 e 585 c.c.) e la configurazione dell assegno di mantenimento (art. 156 c.c.). Rappresentano circostanze che rendono addebitabile la separazione quelle che vanno a ledere l’obbligo di lealtà, come i maltrattamenti, la mancanza di assistenza a livello morale e materiale, l abbandono senza motivo della casa coniugale, come anche i maltrattamenti della suocera. Per la dottrina, l adulterio in sé, non è circostanza di addebito, se non nel caso in cui sia di gravissima entità e talmente noto da generare discredito a livello sociale pregiudicando l’altro consorte.

Quando viene previsto l assegno di mantenimento in ambito di separazione? Il tribunale, con la sentenza di separazione, prescrive a favore del consorte cui non è da addebitare la separazione il diritto di ottenere dall altro consorte quanto utile al suo sostentamento, nel caso in cui egli non possieda un’idonea situazione reddituale (art. 156 c.c.). La determinazione del cosiddetto assegno di mantenimento, è calcolata tenendo conto della situazione reddituale del consorte soggetto a siffatto obbligo.

Si è obbligati a pagare gli alimenti per la persona che si trova in condizioni economiche sfavorevoli e che non è capace di mantenersi autonomamente per ovvi motivi.

Rispetto all’assegno di mantenimento, gli alimenti costituiscono un contributo minimo e utile per garantire la soddisfazione delle necessità primarie della persona.

In circostanze di inadempienza, sempre su richiesta di chi ne possiede il diritto, il tribunale può ordinare la confisca dei beni del consorte soggetto al suddetto obbligo e prescrivere a soggetti terzi (datore di lavoro, istituti pensionistici, e così via), sottoposti al versamento pure periodico di danaro al soggetto obbligato, che una parte di tali versamenti sia data in maniera diretta a coloro che ne hanno diritto.

Nel caso in cui vi siano giuste motivazioni, il tribunale, su richiesta di parte, può revocare o modificare le procedure che ineriscono l’assegno di mantenimento e la distribuzione degli alimenti.

In che modo avviene l’affido della prole?

L’intesa consensuale omologata, o la pronuncia di sentenza, prevedono a quale dei consorti deve essere affidata la prole, insieme a tutte le procedure e le somme connesse al loro sostentamento a carico del consorte non affidatario.

Per decidere a quale consorte affidare la prole non ha alcun rilievo la probabile previsione di addebito, eccetto che la medesima non si sia determinata per circostanze che ineriscono le relazioni con la prole.

In ambito di separazione si può anche decidere per l affido congiunto o alternativo, in quanto si può applicare in maniera analogica l art. 6 della l. 898/70 che regolamenta l affido della prole in circostanza di divorzio.

Il giudice prescrive la misura e la modalità con cui il consorte non affidatario deve corrispondere al sostentamento, all istruzione e alla formazione della prole, come anche quelli che sono i suoi diritti nelle relazioni con la medesima.